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Stella Maris intervista

Marisa Metrangolo, Presidente dell'Associazione Stella Maris

Stella Maris, il volto umano del porto

Marisa Metrangolo, Presidente Associazione Stella Maris Taranto

Sono Marisa Metrangolo, sono la Presidente dell’associazione Stella Maris di Taranto.

A livello nazionale tutte le Stelle Maris sono collegate fra di loro in una Federazione Nazionale delle Stelle Maris.

Siamo nati circa 100 anni fa a Glasgow da un’associazione di laici e a Taranto siamo presenti da circa 50 anni.

Ci occupiamo del volto umano del porto, cioè noi ci occupiamo soprattutto delle persone che lavorano a bordo delle navi e lo facciamo attraverso un’accoglienza che viene definita “la casa lontano da casa”.

Proprio perché i marittimi dal momento che girano il mondo e sono sempre stranieri in ogni porto dove vanno, cercano di trovare un punto di accoglienza come se fosse appunto la casa.

La vicinanza ai marittimi

I marittimi sono circa 50 mila all’anno che transitano nel porto di Taranto e quindi andando a bordo cerchiamo di conoscere un

po’ le loro esigenze.

Quando si sentono in un ambiente amicale, un ambiente accogliente è allora, con una persona che li vuole aiutare, che li vuole ascoltare ecco che si aprono.

Ma anche nella normalità della vita del marittimo purtroppo hanno dei problemi, nel senso che possono non essere pagati puntualmente e molto spesso anche il cibo non è di quelli ottimi.

La prima situazione che vive il marittimo è quello della solitudine perché i marittimi vivono a bordo di una nave e sono una piccola comunità di circa 10, 20, 30 persone a seconda della grandezza della nave mercantile.

E queste persone sono lontane dalle proprie famiglie, sono lontane dal proprio paese, non conoscono la lingua della città dove arrivano.

E a bordo vivono in questa piccola comunità ma sono di tante nazionalità diverse e sono di tante religioni diverse, di culture diverse.

Quindi è difficile che ci sia un affiatamento fra di loro e quindi hanno bisogno poi quando arriva in un porto, se c’è una visita la cosa più importante per loro è parlare della propria famiglia.

In campo internazionale ci si è ormai mossi proprio per i loro diritti e si è portato avanti la MLC 2006 che è stata ratificata finalmente dal governo italiano.

È una convenzione delle Nazioni Unite che sottolinea l’importanza che i marittimi sia a bordo sia nei porti debbano essere seguiti e debbano avere dei servizi per loro, cioè vale a dire deve esserci la possibilità per loro di poter avere un luogo di incontro, che ci debba essere un trasporto perché loro scendono dalle navi e sono spesso lontani dall’ingresso del porto.

Quindi i servizi che la città deve mettere a disposizione del porto per i marittimi sono essenziali.

L’Apostolato del mare, una missione di umanità

Don Ezio Succa, Cappellano Stella Maris Taranto

Io sono stato in missione quindici anni.

Sono stato in Messico, Bangladesh,India e Guatemala e allora per me lo stare in mezzo ad altre culture e anche altre religioni, altre lingue come lo spagnolo e l’inglese, è stato così quella spinta per fare il mio servizio qui nella Stella Maris.

Una realtà che la gente non conosce ed è una realtà che abbraccia il mondo.

Di solito l’equipaggio è una famiglia composta da tante persone di differenti religioni, differenti culture e quando c’è la maggior parte dell’equipaggio, che sono indiani, filippini, di religione cattolica celebriamo la messa, che è un momento bellissimo.

E all’interno di questo contesto poi ci sono anche altre presenze religiose, che non sempre così è facile in quel contesto avere un dialogo, però già il fatto di poter entrare e spesse volte – quando si poteva prima del covid sempre – si mangiava con loro.

Il condividere i pasti è la maniera per creare la fraternita che va oltre la religione.

Questa è la maniera per trasmettere proprio questo amore universale, in cui le differenze non sono degli ostacoli ma è un dono, perché anche essere musulmano o induista è un dono per l’umanità.

La vita dei marittimi è una vita estrema, non è normale, cioè loro casa-lavoro è tutto lì, sulla nave, per mesi.

Quindi anche i piccoli gesti assumono un valore enorme.

E un episodio che mi è rimasto impresso è di Thomas, un ragazzo indiano, qui ha avuto un incidente sulla nave mentre era qui a Taranto, si era fratturato il bacino.

Poi attraverso le varie organizzazioni che sono presenti qui nel porto, è stato prima operato e poi ha avuto un lungo periodo di riabilitazione.

È stato per mesi ricoverato prima a Taranto e poi a Fragagnano e la gente lo andava a trovare come se fosse un figlio.

E lui si è sentito proprio amato perché solo, in un paese straniero, non parlava neanche l’italiano.

È stato per lui qualcosa proprio di bello e ancora oggi, sono passati ormai anni, si ricorda.

Quindi questa realtà è qualcosa che fa bene, i volontari sono la presenza più bella perché sono loro quelli che vanno, che vedono, che si preoccupano, quindi è una maniera anche per creare un po di umanità in questo mondo.

 

*** Trascrizione generata automaticamente ***

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